Convegno Interdisciplinare sulle Scienze dell’Apnea

USTICA 3 Luglio 2003

 

 

Monitoraggio multifunzionale negli sport estremi

 

L. Reale*, A. Belardinelli, A. Navari, M.Passera, G.Palagi, G.Nardi, D.Franchi e R.Bedini

* Centro Polivalente di Educazione Ambientale, Piombino

Istituto di Fisiologia Clinica , CNR Pisa

 

Introduzione

 

La pratica sportiva negli ultimi venti anni ha evidenziato una crescente popolarità di quelli che dal punto di vista degli stress psico-fisici si possono in un certo senso considerare sport “estremi”, in considerazione anche delle condizioni ambientali in cui operano gli atleti. Si pensi a sport quali l’automobilismo in F1, le gare di endurance dell’atletica leggera, gare ciclistiche particolari ecc. Di pari passo è aumentato l’interesse da parte della ricerca scientifica, e soprattutto della medicina, per il comportamento degli organi e degli apparati dello sportivo che sono coinvolti nel corso dell’attività agonistica. E’ nata quindi l’esigenza di produrre attrezzature in grado di monitorare l’attività sportiva, anche al fine di valutare gli eventuali rischi per la salute ai quali possono andare incontro i praticanti degli sport estremi.

Particolare importanza riveste in questo campo il telemonitoraggio di biosegnali che consente di tenere sotto controllo in tempo reale e a distanza i parametri vitali di un organismo.

La NASA ad esempio è stata tra gli enti pionieri nell’effettuare esperienze di monitoraggio in condizioni estreme come quelle degli astronauti durante gli allenamenti a terra e le missioni spaziali.

Fin dalle prime missioni spaziali le problematiche affrontate sono state molteplici e legate ai materiali,  ai sensori, alla registrazione, al trasferimento dei dati, alla loro elaborazione ed alla presentazione all’utilizzatore.

Nelle applicazioni di biotelemetria i trasduttori  devono essere sensibili, non invasivi, miniaturizzabili al massimo e facilmente portatili ove necessario; i dispositivi di elaborazione e di trasmissione devono essere estremamente affidabili ed in grado di subire le stesse sollecitazioni ambientali alle quali sono sottoposti i soggetti; tali strumenti devono essere a loro volta miniaturizzabili e controllabili da remoto.

Infine, l’elaborazione e la restituzione dei dati deve prevedere, in particolare le applicazioni, il monitoraggio in tempo reale e permettere all’osservatore una facile interpretazione dei biosegnali, anche al fine di consentire regolazioni ed eventuali interventi dall’esterno.

 

Applicazioni in Formula Uno e Maratona

 

L’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, impegnato fin dai primi anni 70 in applicazioni di biotelemetria e telemedicina, ha seguito nel corso degli ultimi anni 90, alcuni filoni di ricerca legati al telemonitoraggio dei biosegnali durante competizioni sportive estreme quali la Formula 1 e la Maratona.

Per quanto riguarda la ricerca in  F1 l’obiettivo era di studiare modelli sperimentali del sistema cardiovascolare sottoposto a stress fisici ed emotivi dovuti alla velocità,alle accelerazioni ed alle condizioni ambientali della gara durante la competizione. Il lavoro consisteva in un’analisi sistematica dei tracciati ECG dei piloti gare ufficiali del campionato del mondo.

  Le difficoltà da superare in questo caso non sono state solo di tipo tecnico. Nel campionato di F1 viene prestata molta attenzione all’aerodinamica e all’ingegneria della macchina, ma poca attenzione alle condizioni psicofisiche del pilota che abbiamo anche verificato sono correlabili spesso con la prestazione sportiva. In effetti i team sono maggiormente impegnati   nell’aumentare le prestazioni della macchina piuttosto che prestare particolare attenzione al progredire delle conoscenze sulle condizioni di salute del pilota durante le prove ed in gara. L’organizzazione della F1, inoltre, rende molto difficile l’accesso all’interno delle strutture durante le gare, in quanto l’attività dei team intorno alle macchine è frenetica e la presenza di altro personale tecnico può interferire con lo svolgimento delle normali manovre. Infine i costi alti delle prove (maggiori di 300 $/Km) non permettono l’organizzazione di sessioni apposite per analisi biomediche.

Le ricerche si sono concretizzate nella realizzazione di dispositivi per la rilevazione di parametri fisiologici (ECG, pressione del sangue, frequenza cardiaca) e fisici (accelerazioni subite dal corpo del pilota) nella messa a punto di trasmissione e ricezione dei dati e del relativo software sfruttando anche la telemetria della macchina. I dati  venivano acquisiti in tempo reale da una postazione computer e trasmessi anche in diretta, usando una frequenza di campionamento di 200Hz e una risoluzione di 12 bit.

La grande mole di informazioni raccolte in un periodo di tre anni (1995-1997) sono state inserite in una base di dati per un totale di  circa 24 ore di ECG sincronizzati con la telemetria della macchina rilevate durante gare ufficiali del campionato mondiale di F1.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Fig1: correlazione fra accelerazione & frequenza cardiaca HR (3 giri  GP. di F1 Estoril 1996)

 

La figura 1 mostra la rappresentazione della frequenza cardiaca e delle accelerazioni laterali durante alcuni giri di pista e mette in correlazione frequenza cardiaca, aritmie e extrasistole con la velocità, l’accelerazione e le altre condizioni esterne. Lo studio dei dati ha evidenziato sorprendentemente che durante le competizioni il cuore dei piloti di Formula 1 e quello dei maratoneti mostrano frequenze cardiache dello stesso ordine di grandezza (fig.2).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Fig2: La frequenza cardiaca prima della partenza GP F1 Monza 1995 e nella Maratona di Venezia 1996

 

Applicazioni in attività subacquee

 

Nel corso dell’ultimo anno, nell’ambito di una collaborazione attivata con il Centro Polivalente di Educazione Ambientale del Comune di Piombino e l’area di ricerca del CNR di Pisa, è iniziato uno studio per la messa a punto di strumentazioni per rilevare le condizioni cardio-respiratorie durante le attività del diving; in particolare l’esercizio della apnea profonda e delle immersioni con autorespiratore ad aria.

Le condizioni ambientali sono naturalmente diverse da quelle descritte in precedenza nelle quali ogni attività si svolge nell’aria, ma le tecnologie in termini di sensori e dispositivi sono facilmente mutuabili dalle esperienze pregresse in F1 e nella maratona. L’ambiente acquatico aggiunge notevoli complessità per la conducibilità dell’acqua ed i suoi effetti sui sensori e sulle altre attrezzature elettroniche oltre che per ovvi problemi di impermeabilizzazione, per l’incremento della pressione in funzione della profondità e per la difficoltà di trasmettere il segnale senza cavi di collegamento. Il dispositivo miniaturizzato per la rilevazione dell’ ECG costruito nel corso delle precedenti esperienze di monitoraggio è stato opportunamente modificato per essere usato anche in ambiente acquatico (fig.3).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Fig3: L’elettrocardiografo prima di essere inglobato in resina impermeabile

 

 

E’ stato modificato anche un normale erogatore per funzionare come spirometro con tecnica termovelocimetrica (fig.4).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Fig 4: un normale erogatore modificato per la rilevazione del flusso respiratorio: segnali a confronto con uno pirometro di riferimento

 

Questi due dispositivi sono collegati via cavo a computer posizionati sul battello d’appoggio e consentono di visualizzare, su monitor, il volume respiratorio ed il tracciato elettrocardiografico dell’atleta monitorato anche in tempo reale, avendo quindi la possibilità di “feed back” durante le prove.

Per ovviare alla limitazione del movimento dell’atleta, dovuto alla presenza dei cavi, è stato preparato un Holter, alloggiato in un contenitore stagno e posizionato sulla schiena del soggetto in sostituzione di 1kg di piombo di zavorra.  I dati in questo caso sono scaricati sul disco fisso di un PC dopo l’immersione e messi in relazione con i valori  forniti dai computer subacquei che monitorizzano la situazione ambientale; si può quindi osservare il tracciato  spirometrico e dell’elettrocardiogramma alla diverse profondità ed in funzione degli altri parametri fisici dell’ambiente. I primi risultati sia nel caso dell’apnea che del diving sono riportati nelle figure 5/6.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Fig5: Primi test strumentali in apnea                             Fig. 6: Primi tset strumentali con autorespiratore

 

Discussione

 

E’ possibile notare dai tracciati di soggetti in apnea il verificarsi di alcuni particolari fenomeni che saranno oggetto di studi approfonditi nel corso di un biennio e di test che verranno effettuati su un’ampia popolazione di apneisti,  di praticanti di sport subacquei e di professionisti.

La ricerca interesserà anche aspetti clinici e rischi potenziali che una patologia come l’asma può avere nelle pratiche subacquee e le sue possibili implicazioni normative e legali.

Nell’ambito delle tecnologie di telemonitoraggio dei biosegnali su soggetti immersi si devono considerare oltre ai costi elevati dei materiali, del training degli specialisti quelli legati agli aspetti logistici degli esperimenti . Infatti, è in genere richiesto l’impegno di imbarcazioni di grosse dimensioni attrezzate per attività professionali.

Fin dai primi mesi di attività sono stati avviati contatti con le associazioni sportive di settore, ove si è ricevuta un’entusiastica disponibilità ed una collaborazione pratica in termini di soggetti e di attrezzature. In questo campo sembra infatti che, pur con l’esplodere delle attività subacquee anche a livello  diportistico, con il turismo marino di massa, non si assiste ad una altrettanto massiva attività di ricerca, specie clinica, e del relativo interesse da parte degli organismi istituzionali che gestiscono i territori investiti dai fenomeni turistici rammentati. E’ in questo senso che gli autori continueranno queste attività esplorando attraverso tecniche quantitative, la correlazione fra aspetti clinici specifici e l’attività subacquea.

 

Ringraziamenti

 

Si ringraziano per i contributi tecnici e di supporto:

 

-         Apnea Academy

-         Seac Sub

-         Club Artiglio di Viareggio

-         Metralab

 

Bibliografia

R. Bedini, A. Belardinelli, G. Palagi, M. Varanini, A. Ripoli, S. Berti, C. Carpeggiani, F. Paone, R. Ceccarelli: "ECG telemetric evaluation in formula one drivers."

IEEE Comp. Society Press: Proceedings of Computers In Cardiology, September 10-13 1995, Vienna, Austria.

S. Ghione, D. Franchi, A. Ripoli, G. Palagi, L. Mezzasalma, G.C. Nardi, A. Belardinelli, S. Berti and R. Bedini: On the contribution of biomedical engineeering and technology to the understanding and the management of arterial hypertension.           

Journal of Medical Engineering and Technology. Vol. 22, Number 1, (January, February, 1998), pp 31-36.

A. Belardinelli, R. Ceccarelli, R. Bedini, G. Palagi, A. Ripoli: Telemetric ECG monitoring of F1 drivers during world championship races.

Proceedings of XIV International Symposium on Biotelemetry, Marburg, Germany.

R. Ceccarelli, A  Belardinelli, G. Palagi,  R Bedini,  D. Franchi, A. Biffi, A. Fernando, A. Ripoli: Cuore e sport in condizioni estreme: la formula uno. VIII Congresso Nazionale, Societa' Italiana di Cardiologia  dello Sport. Milano, 16-18 Ottobre 1997 pp. 25-26